martedì 15 giugno 2010

Quella notte




Questo piccolo racconto nacque il 31 marzo del 2008 grazie ad un'ispirazione avuta in occasione del cambio dell'ora da solare a legale...non era un momento facile, ma in fondo al mio cuore mi sono sempre fatta forza grazie alla consapevolezza che lassù qualcuno mi ama!
Non è niente di che alla fine, ma fa coraggio, a me ne fece tanto e mi ha portato tanto bene!!!
Con l'augurio che possa portarne tanto anche a ciascuno di voi eccolo qui...baci...:D
Manu/Trilly

Quella notte

Era un sabato come tanti. Nell’aria umida della sera, i fiori di zagara profumavano l’aria. Nel cielo una falce di luna non dava molto spazio alle stelle. Tutto scorreva come ogni sabato, consueto, uguale, le stesse facce, gli stessi movimenti, le stesse voci, li tutte insieme. L’orologio segnava 1.58, di li a poco sarebbero state le 2.00, ma non questa volta. Lei era li con la sua birra scura vicina, che fissava l’orologio senza un motivo, ma guardava attenta per cogliere lo scoccare dell’ora nuova. L’1.59, abbassò gli occhi verso le sue dita, sfiorò la base del bicchiere e trattenne una lacrima che non sarebbe stata compresa da chi era con lei. Alzò gli occhi e guardò ancora l’orologio. Di colpo non sentì più rumori, non sentì più il brusio, si guardò intorno e vide che tutti erano fermi, immobili, come in un incantesimo. Soltanto lei si muoveva. In quella dimensione irreale, all'improvviso, vide spalancarsi la porta ed entrare un giovane uomo che procedeva guardandola, e le si avvicinava sempre di più sino a sedersi al suo tavolo di fronte a lei. Le sorrise: era bello, aveva splendidi occhi scuri ed un volto solare, semplice e schietto, rassicurante e gentile. “Come stai?” le chiese e lei “bene! “, rispose prontamente non capendo ne come, ne perché avesse risposto, non comprendendo sino in fondo quello che stava capitando, se stesse sognando, se avesse bevuto troppo. “Sono contento” continuò, “stavo in pena per te era un po’ di tempo che volevo incontrarti, parlarti così come sto facendo ora, ma non c’è stata mai occasione purtroppo, ora finalmente ho avuto il modo. “Ma chi sei? ”, gli chiese lei “hai un volto familiare, ma non ricordo dove ti ho conosciuto” “Lo ricordo io”, le rispose “e anche se non lo ricordi poco importa credimi, ciò che importa adesso è che tu ascolti le mie parole, manca poco e dovrò andare via. Sono qui per dirti e raccomandarti di non demordere, vedrai presto si aggiusterà tutto. Non c’è stato giorno che la tua voce non abbia raggiunto il mio cuore, che non sia stata ascoltata come avresti voluto, ma non ti accorgevi che ti stavo accanto dove sono sempre e da sempre. Sei stata, e sempre lo sarai, la sola ragione di esistere per me, ogni tua gioia è la mia, ogni tuo dolore è il mio. Ho raccolto le tue lacrime quando le hai versate, ho catturato la luce dei tuoi occhi quando sorridevano alla vita. Ero li quando sei arrivata, con te il primo giorno di scuola, la prima volta che ti sei innamorata, sempre accanto a te, anche quando non pensavi ci fossi. Ora vorrei chiederti di non dubitarne mai, non pensare che mai ti lascerò un istante, anche se sarà il più buio, anche se non ci sarà luce per te. Ti tengo tra le mie mani da sempre e sarà così per sempre”. Detto questo le sorrise e mentre lei gli sorrideva scomparve come se non fosse mai stato li. L’incantesimo svanì, tutti si muovevano di nuovo e l’orologio ora segnava le 3.00. Allontanò con le dita il bicchiere ancora pieno, non riusciva a capire cosa fosse successo, bastò un secondo per convincersi di avere sognato. Prese il cappotto e lo indossò, mise la sciarpa intorno al collo, prese la borsa e uscì velocemente. Avvolta dall’aria umida e fresca si avvicinò all’inferriata che separava la strada dagli scogli, e guardò il mare nero, ascoltando il suono delle onde infrangersi dolcemente su di essi. Sentì una mano prendere la sua, si girò di scatto e vide di nuovo quell’uomo sorriderle ancora e scomparire immediatamente. Restò immobile un istante, interdetta. Si destò e guardò la sua mano chiusa, sembrava trattenesse qualche cosa. Lasciò muovere le dita e schiuse il pugno e con stupore, dentro al suo palmo, trovò una piuma candida proprio come la luna quella notte.

8 commenti:

  1. Mi sono venuti i brividi...
    Bellissimo!

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  2. ciao Miky! grazie!!! la cosa più da brivido è che porta tanto bene credimi!!! baci :D

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  3. Ricordo questo post...e l'emozione che ne derivò. Ora lo faccio mio....ho bisogno di trovare una piuma tra le mani...forse l'ho già trovata.
    Sai, mi piace questo ritrovarsi dopo un po'. Tu, Cry, Sara...è come se non ci fossimo mai perse di vista.
    Un abbraccio

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  4. Sempre bellissimo....Notte fata :*

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  5. Rosa in effetti non ci siamo mai perse di vista e sicuramente con la sventura di excite essere un gruppo anche qui conforta molto...ciascuno di noi ha un angelo custode, tu hai sicuramnte il tuo mi raccomando tieniti forte!!! baci :)

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  6. Che bella atmosfera, belle parole e bella sensazione nel leggerle.
    Mi sento sollevata. Per me è un periodo un po' nero, anche se non mi manca niente e sono circondata da cose e persone e meravigliose...devo pensare di più che qualcuno ci ha voluti e amati!

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  7. Cara Elisa benvenuta innanzi tutto! :) mi spiace sia per te un periodo nero, spero passi presto e se questo mio post piccolo piccolo ti ha risollevata non posso che eserne strafelice! mi raccomando molto spesso la nostra serenità e gioia dipendono da noi, anche se in parte, dunque se ci credi vedrai che insieme a chi ami e anche a chi ti vorrà stare accanto riuscirai a fare andare le cose molto meglio...ti faccio i miei migliori auguri a presto! :)

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