venerdì 2 luglio 2010

Bip (4° e ultima parte)


Un energico e rigenerante massaggio allietava il suo capo ormai completamente ricoperto dalla schiuma: prima le tempie, poi sopra la fronte e poi la nuca. Era proprio quello che ci voleva! Ora il getto dell’acqua lavava via lo shampoo. Sentiva il palmo della mano carezzarle tutta la lunghezza dei capelli. Un pettine a denti larghi distribuiva della morbida crema lungo ciascuno stelo e dopo un ulteriore risciacquo, una morbida tovaglia asciugava l’eccesso di bagnato, lasciandole i capelli umidi e pronti per essere tagliati. Si sedette sulla sedia e dopo aver preso accordi sul da farsi l’opera ebbe inizio. Ciascuna delle ciocche veniva maneggiata abilmente, trattenuta da due dita ed infine tagliata. Quelle mani le volavano sul capo e scolpivano la sua chioma. Finito il taglio si passò alla piega. Man mano che i capelli venivano asciugati, prima tra le dita e poi con le spazzole tonde, il colore nuovo si manifestava, era proprio come lei lo desiderava, un castano chiaro per niente artificiale, anzi quasi autentico, molto simile al suo di quando era un po' più giovane. Dopo un lieve soffio di fissaggio il gioco era stato fatto, non era stato compiuto nessun cambiamento radicale: i capelli le incorniciavano morbidamente il viso tondo, la frangia dava risalto ai suoi occhi castani, la lunghezza lambiva il collo. Prima di uscire aggiustò il trucco con un velo di cipria trasparente, un tratto di matita marrone sul bordo della palpebra superiore e un lieve strato di rossetto color naturale, sembrava pronta per andare ad un appuntamento, ma nessun impegno l’attendeva. Dopo aver pagato e salutato affettuosamente uscì in strada, passeggiava allegramente, non camminava mai lentamente. Ormai era quasi buio, c’era un’aria fredda invernale, frizzante e un po’ tagliente, alzò il collo del cappotto e tirò fuori dalla borsa una sciarpa di lana color verde erba, morbida e calda e se la mise intorno al collo. Le feste natalizie erano appena trascorse, qui e li c’erano ancora residui di luminarie ormai spente, alberi addobbati dall’aspetto trascurato. Nelle strade i negozi aperti, e la gente per le vie coi pacchettini in mano, piccoli affari fatti grazie ai saldi appena iniziati. Si fermò a guardare una vetrina, venne attratta da una delle sue più sfrenate passioni: le borse. Una era proprio li che l’aspettava: comoda, grande, un vero e proprio modello “Mary Poppins” come lei era solita definire borse di questo tipo, capaci di accontentare Eta Beta per la grande quantità di cose diverse che potevano entrarci. Era di tessuto denim nero trapuntato, riporti in pelle nera, fibbie brunite, ampie tasche davanti, patta e tracolla unica regolabile, “da battaglia!!! “ pensò “Sei mia, cosa ci fai sullo scaffale? ” e mentre lo pensava era già alla cassa con lo scontrino dell’acquisto appena fatto tra le dita. Si voltò in direzione della porta per uscire dal negozio con la testa quasi dentro al sacchetto per guardare ammirata il suo nuovo acquisto, quando alzando lo sguardo vide la sua immagine riflessa su uno specchio e si fermò. Era tanto tempo che non si vedeva realmente, forse un pò per la fretta che la rincorreva sempre, ma molto di più per quel logorio interiore, quel pensare e ripensare e quella sua insicurezza che non le aveva permesso sino a quell'istante di avere la giusta visone di se. Se da una parte quel rimuginare così logorante era durato troppo tempo, dall'altra, in verità, era servito a dare come frutto dei giorni nuovi, autentici, in cui finalmente ritrovava se stessa nella sua completezza, in lei c'era la bimba, l'adolescente e la donna che era diventata. Già...era una donna ormai, consapevole di se stessa e forte più di quanto potesse immaginare innamorata di un uomo complice, proprio come lei lo intendeva, che l'amava e la desiderava. L' immagine su quello specchio le piaceva e la rassicurava, avvertiva dentro una sensazione inaspettata, come fosse ritornata da un lungo viaggio fatto in terre lontane, stanca, ma appagata e felice di avere esplorato e conosciuto altri orizzonti e prospettive e sollevata dall'essere finalmente a casa. Uscì dal negozio. Ormai era sera. Il buio era rotto dalle luci dei lampioni, dalle insegne, dal vociare della gente, dal rumore dei suoi passi. Fermò per un istante la sua marcia, si avvolse nella sua sciarpa verde e alzando lo sguardo verso il cielo scuro sorrise...respirò un po' di quel bel vento freddo...infilò una mano in tasca e fece ritorno a casa.

4 commenti:

  1. E' un gran bel racconto, Manu! Hai descritto perfettamente i pensieri di questo personaggio, sei riuscita a descriverne i sentimenti...talmente bene che leggendo mi pareva proprio di essere lei! Complimenti!

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  2. Cara Ale...grazie per le tue parole...e grazie per aver letto il mio racconto...ti dirò una cosa...che rimanga tra noi...:D quella li sono io...;D e se adesso grazie a ciò che dipingi ho visto come sei, forse questo può aiutarti a capire me...sono molto felice di averti conosciuta...un abbraccio...:)

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  3. E lo sapevo che eri tu quella del racconto... l'ho sentito... trovandolo già nelle prime parole del racconto...
    Hai una dote bellissima... saper descrivere stati d'animo ed emozioni ed essere in grado di disegnare la scenografia dei tuoi racconti...
    Mi è piaciuto moltissimo questo racconto!
    Forse dovresti cambiare lavoro!
    ;-)

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  4. Grazie Chiara! chissà magari avrò qualche cosa di nuovo da raccontare... sono felicissima del risultato ottenuto da questo a me è piaciuto moltissimo racontarmi e raccontarvi...:D

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