domenica 4 luglio 2010

Due scatoli dimenticati


Essì abbiate pazienza...con me ce ne vuole tanta!!! sapete nella confusione del trasloco non avevo messo in conto altri due scatoli...quello più prezioso lo apro subito...l'altro fra qualche giorno e poi comincerò a parlare dei nuovi giorni... Un sorriso ed un abbraccio Manu/Trilly

La cosa più importante
Aveva fatto la guerra da ragazzo, ma la sua più grande battaglia della vita durò 17 anni… Ricordo una sera andammo a trovarli a casa io e papà eravamo seduti vicini, lui sulla sedia io sul divano, un po’ più in punta per stargli più vicina, teneva la testa del suo bastone con tutte e due le mani, ad un tratto mi accorsi che ne staccò una mano e la avvicinò al mio capo terminando in una carezza. Mi chiese: “ma che hai?” sottolineando con il tono della voce il “che”, perché era la ragione quella che voleva sapere, il suo senso pratico tendeva sempre ad interrogarsi sulle cause delle cose per trovare la soluzione… “niente papà…niente… un po’ di preoccupazioni come al solito, passerà” . Rimase in silenzio un attimo e poi aggiunse, “posso fare qualcosa? “ Ah...il mio papà sempre disponibile…”no papà davvero, non ti preoccupare”. Non insistette di più, ma oramai si capiva dal suo volto che dentro di se la sua preoccupazione era identica, anzi, forse più grande della mia. Si sedette sulla sua poltrona un po’ più comodo e continuò a guardarmi a distanza. Quando fu ora di andare mi avvicinai per salutarlo: “vado a casa papà è tardi” “vai a casa? va bene!” e mi diede un bel bacio. Mentre mi dirigevo verso la porta mi chiamò: “ Manù! “ “Si papà” “vieni qui…guarda”, si alzò la manica della vestaglia che copriva il braccio sinistro, scostò ancora il pigiama e svelò due cicatrici nell’avambraccio, una davanti e una dietro, corrispondenti tra loro, “vedi?” Mi disse “ è successo in guerra, volavamo sopra Trapani, ci stavamo spostando niente di che, ad un tratto da terra la contraerei cominciò a sparare, ci scambiarono per un aereo nemico, così decidemmo di salvarci buttandoci giù col paracadute. Era notte, buio pesto, non si vedeva nulla, mi buttai, si aprì il paracadute mentre la contraerei continuava a sparare. Ad un tratto avvertì un forte dolore, un proiettile mia aveva colpito e trapassato il braccio, ma la ferita non era mortale ed il pensiero allora andò al paracadute, se lo avessero colpito io sarei stato spacciato, quindi, in cuor mio sperai fortemente che ciò non accadesse. Quando toccai terra la ferita si mi faceva male, ma il paracadute era sano ed io salvo. Ricordati figlia mia nella vita sono tante le ferite, ma la cosa più importante è rimanere salvi e risolvere tutto. Lo guardai e capi in quell’istante che quella sera non l’avrei mai più dimenticata finché la memoria mi avesse assistito...e gli dissi “si papà! “.

4 commenti:

  1. Commevente questo tuo ricordo...quanta saggezza in quelle parole!
    Ti abbraccio forte forte dolce Manu!!!

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  2. Bel ricordo, di un grande Papà...
    un abbraccio

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  3. Un grande papà, sì! Mi ricorda tanto il mio!

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